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Feb 2018
Numero N. 449
Lo scenario geopolitico per il business (Cina e altro)

Per cogliere le opportunita’ ed evitare perdite ingenti, sono utili ai capi azienda le analisi geopolitiche nelle quali individuare i possibili impatti sul business. Ecco lo scenario 2018 per Cina, Africa e Americhe.

In molti Stati le strutture governative centrali si dissolvono in una miriade di scontri per il potere. In Asia si assiste a un equilibrio tra Cina, Corea, Giappone e Stati Uniti. Questi ultimi potranno mantenere il ruolo politico di primo piano solo se sapranno trascendere gli interessi particolari e rispettare profondamente la storia e la cultura di ogni paese.

E opportunita’ e rischi per le aziende impegnate nella globalizzazione abbondano…

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Cina

Il primo viaggio presidenziale di Ronald Reagan avvenne in Asia.  E’ utile ricordarlo per comprendere che la valenza strategia dell'Asia è di lunga data per gli Usa. Tanto di lunga data che possiamo andare a ritroso nel tempo per vedere che nel 1853 le cannoniere americane invitarono "gentilmente" i giapponesi ad aprire i loro porti al commercio e Washington fece una guerra contro la Spagna per le Filippine dove aprì la base navale di Subic Bay nel 1891. Poi gli Usa si annessero le Hawai nel 1898 per avere uno stato che gli consentisse di spostare il confine di 5000 chilometri dalla coste della California. E nel XXI, grazie alle Hawai, la zona di sovranità marittima Usa riconosciuta in base al diritto internazionale è ben dentro il Pacifico.

In Asia troviamo alcune delle più grandi potenze militari del pianeta: Cina, India, Russia, Nord Corea, Sud Corea, Vietnam, Pakistan, Australia, Giappone ma anche la Francia con i suoi territori oltre mare. E tra di esse è sempre bene ricordarci, in un mondo a crescente proliferazione nucleare, che abbiamo 5 delle 7 potenze nucleari mondiali.

La Cina dietro l’iniziativa Obor (One Belt One Road, la nuova via della seta) cerca di nascondere due debolezze geopolitiche chiave. La prima è che Obor serve per vendere quanto viene prodotto nelle regioni interne, cronicamente povere, prima che il differenziale con le regioni costiere generi una guerra civile. Inoltre, la protezione sovrazionale serve per garantirsi il transito nei mari, dato che per i prossimi decenni la flotta cinese non potrà competere con quella Usa.

Ma Beijing non può più nascondere queste debolezze dato che dall'ottobre 2017 iniziano a circolare documenti ufficiali cinesi in cui si considera come virtuosa la partecipazione di Washington in Obor.  A partire dall’Aiib, la struttura di finanziamento di infrastrutture con 60 Stati membri: un cambio radicale, dato che fino al settembre 2017 era un punto di orgoglio non volere gli Usa.

Ed è in questo contesto di debolezza, fino ad oggi ben mascherata, che è utile rilevare che il 15/8/17 si è verificato uno scontro di frontiera nella zona a confine tra Tibet (Cina) e Jammu (India). Uno scontro tra le truppe di Beijing e quelle di New Delhi che è durato 13 giorni, fino a quando il governo indiano non ha annunciato il ritiro delle truppe dal suo lato del confine.

In un' Asia dove le ferite della seconda guerra mondiale non sono dimenticate, il polso della situazione si può ricordando i timori di Putin per una Siberia nella quale, intorno al 2030, i confini si dovranno riscrivere su base etnica per l’estremo oriente sempre più di lingua cinese; che Cina e India si disputano 3.000 chilometri di territorio in Tibet; che la Cina costruisce isole artificiali per ridisegnare i confini marini e in questo si trova contro il Vietnam, le Filippine, Singapore, l'Indonesia e la Thailandia (Beijing chiama questi mari Yellow Sea mentre gli altri li chiamano South East Asia Sea); che il Taiwan è sempre più sotto scacco del nazionalismo di Beijing dato che Taipei sa bene, dai tempi della prima amministrazione Clinton, che se provocasse la Cina gli Usa non interverrebbero per aiutarla.

Allo stesso tempo il Tawian Relations Act non stabilisce quando Washington cesserà di vendere armi a Taipei; che tra Usa, Cina e le due Coree non esiste un trattato di pace ma un armistizio e, dal punto di vista del diritto internazionale, sono in stato di guerra; che esiste la stessa situazione tra Mosca e Tokyo per le isole Kurili; che le Filippine sembrano volersi allontanare dall' orbita Usa e trovare la propria strada per risolvere le dispute marittime con la Cina, sebbene quest' ultima non accetti un verdetto internazionale che la danneggia; che dal 2015 Tokyo ha modificato l'articolo costituzionale che impedisce di operare all' estero con le proprie forze armate.

C’è inoltre da chiedersi chi vincerà la lotta per il potere nella Corea del Sud? L'apparato di sicurezza o chi gravita intorno al crimine organizzato internazionale?

Inoltre, da anni i servizi di sicurezza cinesi dicono che la Cina invecchierà prima di divenire ricca. Il tasso di crescita è al limite della pace sociale, XI ha tolto la proprietà di aziende e banche di stato al popolo cinese per passarla al partito comunista cinese. L'indebitamento bancario è oltre il livello di guardia e una crisi finanziaria al momento è esclusa solo per il fatto che il sistema finanziario cinese è isolato dal resto del mondo.  Da circa un decennio produrre in Cina costa troppo come dimostra la delocalizzazione industriale cinese in Asia e in Africa. Inoltre, si presentano problemi sociali come il fatto che più di 100 milioni di cinesi maschi non troveranno moglie per la politica del figlio unico. E problemi ecologici, dalle acque inquinate all'aria irrespirabile. 

Infine merita riflettere sul fatto che gli Usa resteranno, per almeno i prossimi 35-40 anni, la potenza militare dominante nella regione. Con una portaerei acquistata usata dall’Ucraina e un'altra in arrivo, i cinesi per anni non avranno una forza navale, da altura, credibile. Ma questo non impedisce di tenere in conto le enormi distanze da ricoprire per intervenire nel South China Sea. Ciò ribadisce quanto sia importante il controllo dei cieli. Infine, in un mondo dove la moneta è ancora sinonimo di sovranità, se davvero la Cina aspirasse a essere potenza globale, non solo regionale, perché non chiede di essere pagata in yuan e non in dollari?

 

Africa

Come per tutti i mercati emergenti, dipendenti dagli introiti energetici, le conseguenze del crollo dei prezzi dalla metà del 2014 sono state pesanti. Nonostante questo, l'Africa nel suo insieme è andata meglio di altre aree condizionate dall'export di commodity.

Una della regioni principali delle ridotta credibilità della narrativa sull'Africa Rising risiede nel fatto che il continente, al pari di altri, è troppo vasta per essere ricondotta ad una visione singola.

Grande dimensione geografica, problemi di connessione infrastrutturale e bassa integrazione regionale lo caratterizzano. E i mercati in via di sviluppo si scontrano poi con una mancanza di risorse umane qualificate e di reti di conoscenze. Così si accentuano le diversità in un continente sfaccettato che cresce a diverse velocità.

Le regioni e il loro stato più rappresentativo offrono prospettive molto diverse. La Nigeria soffre di una pesante recessione ma si conferma l’economia dominante a Ovest, regione che in media cresce dell’1,9%. Il Sud Africa è stabile e si conferma l’economia dominante a Sud dove la crescita è dell’1,6. Il Kenya ha registrato una crescita del 6% e si conferma l’economia dominante ad Est. La crescita del Kenya s’innesta in un trend generale positivo che vale anche per Rwanda, Tanzania ed Etiopia. Nel Nord Africa la crescita media 2016-18 è del 3.8%, con Libia in miglioramento, Egitto e Marocco con un trend positivo accentuato. L’Africa Centrale ha una crescita media del 2.9%.

In termini puramente geopolitici è opportuno considerare che la situazione in Zimbabwe è migliorata. Anche la Libia è in via di lento quanto relativo miglioramento. Nigeria è  relativamente stabile mentre Somalia, Sudan, Congo sono sempre nazioni con una elevata instabilità che può allagarsi alle rispettive regioni. Tunisia, Algeria, Egitto e Marocco hanno problemi interni che non troveranno una soluzione nel 2018.

 

Americhe

In termini geopolitici, i problemi maggiori sono l' implosione del Venezuela e del Messico. Nel Venezuela il governo per mantenersi al potere può caricare la tensione nella sua regione geopolitica di appartenenza, il Centro America e i Caraibi. Eventualmente assumere un ruolo nel narco-traffico internazionale sia riattivando le tensioni in Bolivia sia incrementando il ruolo di transito nel Venezuela come pure l'operatività in Messico mediante il Cartel de los Soles, una struttura criminale collegata al Trans-national Organized Crime e composta dal vertice delle forze armate e di sicurezza venezuelane. Un paio di esempi danno la misura di quanto sia invischiato vertice. Hugo Carvajal, ex-comandante in capo dell' intelligence Venezuelana, arrestato ad Aruba e poi rilasciato dopo  tre anni. Un altro membro della organizzazione è  Diosdado Cabello, vice presidente con Chàvez ed ora vice presidente del Partito Socialista Unito che è al potere. Potrebbe divenire un santuario finanziario per il crimine internazionale per riciclare crypto-valute, il Petro, emessa dalla Banca Centrale Venezuelana in conti segreti, gestiti dalla medesima. Per tamponare l'economia, il governo di Caracas potrebbe riciclare il denaro del Trans-national Organized Crime.

In Messico, anni di guerra civile della narco-economia iniziata nel 2006 e il perdurare della arretratezza economia nel sud del paese hanno generato una situazione dove ampie regioni sono comparabili a “stati falliti”. Una guerra che la Yale Rewiew of International Studies nel 2012 ha definito come una narco-insurgency che ha ucciso circa 90.000 persone.

Non è irreale il rischio che il secondo mercato mondiale degli Usa, parte del continente nord americano, deflagri in una guerra civile che lo faccia fallire. Questo rischio ha spinto l'amministrazione Usa a continuare a pensare al muro e a non dimenticarlo, come avvenuto per altre promesse elettorali. La versione ufficiale di muro anti-immigrazione potrebbe risultare una finzione.

Paolo Dealberti

 

Per conoscere le regioni geopolitiche Oltre l’Europa (PDF) chicchi qui

 

Applicazione in azienda: Lo scenario internazionale fuori dall’Europa mostra ancora forte instabilità, politica, economica e sociale. Fare impresa in un contesto globale impone ai capi azienda competenze di geopolitica da sviluppare grazie allo studio di dati e fatti selezionati da molteplici fonti di informazioni e integrati tra loro.
Parola Chiave: scenari
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Piercarlo Ceccarelli
Piercarlo Ceccarelli 16/02/2018 14:47:41

Brexit, the US, China and the future of global trade
https://www.weforum.org/agenda/2018/02/brexit-china-global-trade/

Piercarlo Ceccarelli
Piercarlo Ceccarelli 16/02/2018 00:52:05

Americans, and friends of America, often reassure themselves about its relative decline in the following way. Even if the roads, airports and schools continue to slide, it will retain its lead in the most sophisticated fields for decades. They include defence, elite universities, and, in the business world, technology. Uncle Sam may have ceded the top spot to China in exports in 2007, and manufacturing in 2011, and be on track to lose its lead in absolute GDP by about 2030. But Silicon Valley, the argument goes, is still where the best ideas, smartest money and hungriest entrepreneurs combine with a bang nowhere else can match.
Or is it? American attitudes towards Chinese tech have passed through several stages of denial in the past 20 years. First it was an irrelevance, then Chinese firms were sometimes seen as copycats or as industrial spies, and more recently China has been viewed as a tech Galapagos, where unique species grow that would never make it beyond its shores. Now a fourth stage has begun, marked by fear that China is reaching parity. American tech’s age of “imperial arrogance” is ending, says one Silicon Valley figure.